Livello di conoscenza media della lingua inglese a Torino e in Piemonte

L’inglese è ormai riconosciuto a livello mondiale come lingua franca nelle trattative d’affari, principalmente a causa di fenomeni come la globalizzazione, diffusione di internet ed il suo utilizzo. La maggior parte delle informazioni presenti sul web sono in inglese e non è trascurabile il fatto che gran parte delle aziende richiedano una conoscenza almeno minima della lingua inglese. Quest’ultimo requisito diventa ancora più importante se si vogliono ricoprire ruoli manageriali. Al di fuori del mondo aziendale l’inglese fondamentale per la ricerca tecnologica e scientifica. Diventa quindi imprescindibile approfondire o migliorare la propria padronanza.

 

Data la sua presenza capillare nella vita quotidiana è quindi innegabile che l’inglese sia riconosciuto. Ma quanti di noi si sottopongono a un test di conoscenza, sia pure a fini di autovalutazione?

 

Nonostante la somministrazione dei test di inglese metta in evidenza un certo miglioramento rispetto agli anni passati, i risultati sono ancora piuttosto bassi se comparati al resto dell’Europa: ci superano Portoghesi e Spagnoli, comunque distanti dalla vetta della classifica dominata dai paesi scandinavi. Sempre secondo i test di inglese di EF, il tasso di miglioramento della lingua in terra nostrana inizia a migliorare sensibilmente nella fascia d’età compresa tra i 13 e i 15 anni, si sviluppa ulteriormente tra i 16 e i 18 per poi rimanere stabile (o addirittura diminuire) dai 19 ai 21. Certo, l’introduzione dell’inglese nel curriculum didattico della scuola italiana ha sicuramente avuto un risultato positivo, ma a vari anni di distanza la situazione rimane comunque medio-bassa, con la maggior parte della popolazione di studenti che si aggira tra il livello A1 e quello B1 e che, per svariate ragioni, cessa di curare l’inglese dopo i 19 anni.

 

Per quanto riguarda la situazione in Piemonte, uno studio condotto nel 2009 dai British Institutes nella provincia di Torino si è occupato di somministrare test di inglese tra la popolazione scolastica per valutarne le competenze linguistiche. Il risultato conseguito è che quasi il 50% degli esaminati presentavano un livello di conoscenza della lingua in qualche modo superiore alle attese dell’indagine, ma inferiore agli obiettivi di apprendimento.

 

Per una città che conta quasi un milione di abitanti e che è sede di alcuni tra i maggiori simboli del Made in Italy nel mondo, questi risultati dovrebbero incoraggiare a spingere ancora di più sull’apprendimento delle lingue straniere fin dalla più tenera età. Le figure professionali del futuro potranno così agire in prima persona per esportare l’Italia all’estero, forti di un inglese che permetterà loro di esprimersi naturalmente e attirare l’attenzione di un sempre maggior numero di realtà economiche circostanti.